Nel luglio del 1985, Andy Warhol salì sul palco del Lincoln Center di New York e usò un computer appena uscito per creare un ritratto digitale di Debbie Harry. La macchina era il Commodore Amiga 1000 e il suo lancio fu tra i più spettacolari nella storia dell'informatica. Nessuno in sala aveva mai visto nulla di simile.
L'Amiga 1000 usava un processore Motorola 68000 a 7,16 MHz — lo stesso chip che alimentava il Macintosh originale — ma erano i chip aggiuntivi a renderlo straordinario. Agnus gestiva la grafica e il DMA, Denise controllava il display e Paula si occupava dell'audio e dell'I/O. Insieme, offrivano all'Amiga capacità che nessun altro home computer poteva eguagliare: 32 colori da una palette di 4.096, sprite hardware, parallax scrolling fluido e audio stereo a 4 canali. Era anni avanti rispetto al suo tempo.
Cosa potesse fare quella macchina nelle mani giuste divenne chiaro nel 1986, quando Cinemaware pubblicò Defender of the Crown. Nessun altro home computer aveva mai visto un gioco simile — sfondi che sembravano un quadro, animazioni fluide, una presentazione cinematica che faceva sembrare qualsiasi altro gioco roba da preistoria. Fu il momento in cui il mondo del gaming capì davvero di cosa fosse capace l'Amiga.
L'Amiga 500, lanciato nel 1987 ad un prezzo molto più basso, portò quelle capacità al grande pubblico. In Europa soprattutto — Regno Unito, Germania, Francia, Italia — divenne il computer dominante tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90, la macchina che ogni giocatore serio voleva. Poteva fare cose che l'IBM PC semplicemente non riusciva a fare, senza parlare degli altri home computer.
Cinemaware continuò a creare titoli di alto livello come It Came From The Desert e Wings, due giochi che univano narrazione cinematica e gameplay. Psygnosis scelse un approccio diverso con Shadow of the Beast — un gioco che era, forse, più una demo tecnica, ma comunque straordinaria: parallax scrolling su dodici livelli simultanei e una colonna sonora che metteva in mostra le capacità audio di Paula. Non era il gioco migliore di sempre, ma annunciò al mondo — a voce alta — cosa potesse fare l'hardware Amiga. Quello stesso anno, il 1989, Bullfrog pubblicò Populous — non una demo tecnica ma un capolavoro, un gioco che inventò il genere dei god game dal nulla e vendette oltre quattro milioni di copie in tutto il mondo.
La Concorrenza dell'Atari ST
Il rivale più prossimo all'Amiga era l'Atari ST, arrivato sul mercato qualche mese prima, nel 1985. L'ST era costruito sullo stesso processore Motorola 68000 e condivideva gran parte della mentalità degli sviluppatori — il che creò una sfida per i possessori di Amiga. Molti sviluppatori adottarono l'ST come piattaforma principale, per poi portare i giochi su Amiga. Il risultato era che quei porting erano spesso "livellati" ai limiti dell'ST: ad esempio 16 colori su schermo invece dei 32 dell'Amiga, e audio che non sfruttava i quattro canali di Paula. Ai tempi forse non ce ne rendevamo conto, ma a posteriori è stato un gran peccato.
Detto questo, la qualità dei giochi stessi rendeva spesso il compromesso tecnico irrilevante. Dungeon Master era un RPG così rivoluzionario che nessuno si lamentò davvero della grafica. Xenon 2: Megablast dei The Bitmap Brothers era fantastico e a nessuno veramente importava che le versioni ST e Amiga fossero identiche.
L'Età dell'Oro
Gli anni migliori dell'Amiga arrivarono quando gli sviluppatori europei smisero di guardare all'ST e cominciarono a scrivere direttamente per la piattaforma. Gremlin aprì il decennio con Lotus Esprit Turbo Challenge nel 1990 — un gioco di guida per due giocatori che divenne il punto di riferimento del genere delle corse. DMA Design continuò con Lemmings (1991), uno dei giochi puzzle più originali mai realizzati. Delphine Software rilasciò nello stesso anno Another World, un'incredibile esperienza cinematica di cui ancora si parla. Team17 ci regalò invece Alien Breed, un gioco che univa il gameplay di Gauntlet a un'atmosfera horror/fantascientifica.
L'età dell'oro si estese fino ai primi anni '90, con altri capolavori come Sensible Soccer, Superfrog, The Settlers, The Chaos Engine, Frontier: Elite II e molti altri. Ovviamente non c'erano solo i giochi originali per Amiga. Noi possessori di Amiga potevamo giocare anche ad altri capolavori nati su PC, come Sid Meier's Civilization o Monkey Island 2: LeChuck's Revenge.
La Risposta Amiga al VGA: Il Chipset AGA
L'errore fatale di Commodore fu il tempismo. Il chipset AGA — capace di portare finalmente la grafica a 256 colori su Amiga e di uniformarla allo standard VGA dei PC — arrivò solo nell'ottobre del 1992 con l'Amiga 1200. A quel punto, le schede grafiche VGA erano standard sugli IBM PC da due anni e, anzi, sul PC era arrivata la SVGA. Alcuni ottimi giochi arrivarono in versione AGA — Disney's Aladdin, Banshee, Alien Breed 2 — ma molti altri, ad esempio i giochi d'avventura di LucasArts, non arrivarono mai. La piattaforma che un tempo aveva fatto sembrare primitivi i giochi per PC era stata sorpassata, e Commodore, mal gestita e a corto di fondi, dichiarò bancarotta nell'aprile del 1994.
L'Eredità
L'Amiga morì come piattaforma commerciale, ma non come comunità. Sviluppatori, artisti e appassionati hanno continuato a creare nuovi giochi e a portare nuovamente in vita titoli classici, ancora oggi. GamesNostalgia vi offre uno dei più grandi cataloghi di giochi per Amiga, scaricabili e giocabili liberamente, senza necessità di configurazione. Qui, a fianco, trovate la lista dei migliori 15, ma ce ne sono molti altri!



















